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Leica D-LUX (Typ 109)

front1Riesco a percepire la perplessita' che qualcuno di voi sta provando. Microquattroterzi.it e' un blog che si e' sempre occupato di sistemi appartenenti allo standard micro4/3, cosa ci fa questa compatta??? E' presto detto. Quando ho visto la presentazione di questa macchina, l'anno scorso, ho pensato subito "Ecco la compatta che serve!!". Dovete infatti sapere che questa e' una macchina con un sensore quattroterzi, grande esattamente come quello montato sulle macchine appartenenti allo standard microquattroterzi. E' munita di un mirino digitale e di un'ottica con un'escursione che spazzola dai 24mm ai 75mm con una luminosita' massima che va da F1.7 alla focale minima e a F2.8 alla focale massima. Questi numeri vi hanno steso? Mi spiace per voi ma non sono gli unici assi nella manica, se leggerete questa recensione ne scoprirete altri. Nel mondo microquattroterzi non sara' parte integrante certo ma credo che chi sceglie di comperarsi un corredo micro4:3 lo faccia anche perche' ne condivida la scelta della grandezza del sensore, dei suoi rapporti di lato e per la compattezza. Leica D-LUX Typ 109 e' il riassunto di tutto questo e con l'aggiunta di una buona dose di .... stile. Attraverso questo link  e' possibile scaricare un pdf che riporta tutti i dati tecnici dichiarati di questa macchina, come sempre le recensioni di microquattroterzi.it si occupano poco di numeri ma molto di pratica, prendiamo questa fotocamera in mano e muoviamo le dita, come di consueto, da fotografo a fotografo, esprimero' le mie impressioni.

inmanoIn mano
Io un po' feticista lo sono, quale fotografo non lo e' almeno un po'? Nell'avere in mano una Leica a mio parere si prova sempre qualcosa di particolare. Forse nei laboratori in Leica a Leitz Park manco l'avranno visto questo concentrato di tecnologia chiamato Digilux Typ 109 ma senza dubbio lo stile e' inconfondibile.
E' un oggetto da mandare nello spazio assieme alle copie delle opere di Leonardo Da Vinci come testimonianza dell'operato dell'uomo. Ok... ok... forse ho esagerato, ma questa fotocamera mi da' una sensazione gasata. La sua linearita', il suo minimalismo stilistico, i suoi comandi insoliti per una digitale (soprattutto considerando che c'e' la rotella dei tempi che decide anche la priorita' dei diaframmi) e la presenza di pulsanti votati ad una funzione verticale fanno percepire tutti insieme che l'oggetto e' particolarissimo.
Le dimensioni di questa macchina corrispondono ad una larghezza di 117.8mm, una altezza di 66.2mm e una profondita' di 55mm. Il peso e' di 365grammi. Ho le mani grandi ma riesco ad impugnarla bene, mi viene l'impeto di ignorare il display e di avvicinarla all'occhio, non rimango deluso.... il mirino c'e'!
E' la mia macchina compatta ideale. Mirino spostato alla sinistra del corpo, rotella -dedicata- per la correzione dell'esposimetro sotto il pollice e indice sullo scatto. Ma dico io... cosa serve di piu'? Scusate se scrivo questa recensione con un po' di coinvolgimento, dovrei essere piu' obiettivo ma io sono prima di tutto un fotografo e una macchina cosi', paradossalmente di stampo semplice e tradizionale, per me rappresenta il massimo dell'usabilita' e il piacere di fotografare.
Ma vi prometto che cerchero' di essere sincero e di realizzare la recensione con precisione e imparzialita'.

La macchina come dicevo ha un obiettivo fisso, non ha ottiche intercambiabili, chi la usa, oltre a non sporcare mai il sensore (frecciatina!?) deve essere innanzitutto sicuro che non gli serviranno focali fuori dal range 24-75mm. Detto questo credo che ogni fotografo possa trarre da questa macchina davvero gran parte dei propri lavori.
Dicevo che la macchina e' piuttosto minimalista, e' vero, ha dei pulsanti comodi che fanno risparmiare molto tempo che altrimenti andrebbe speso nella navigazione dei menu'. Con il pollice riesco ad avere sotto controllo l'EVF per decidere di spegnere il display, l'attivazione della wifi nel caso in cui la macchina debba trasmettere informazioni, l'avvio del video recording e AF/AE per il blocco dell'esposizione o dell'autofocus. Il pad classico a rotella di fianco il display gestisce in maniera del tutto simile alle macchine Lumix la navigazione del menu' e l'accesso al cambio dei dati piu' importanti. 
Siamo, a mio modo di vedere, nelle condizioni piu' classiche, piu' intuitive, piu' funzionali in cui un fotografo possa essere lasciato. Non esagero se dico che il manuale d'uso di questa macchina e' inutile quasi nella sua totalita'. Nel caso comunque abbiate qualche interesse particolare collegatevi a questa pagina e scaricate cio' che vi serve.
Lo zoom -oltre la regolazione del diaframma- riporta la ghiera di messa a fuoco che a seconda delle impostazioni puo' diventare il comando per la regolazione dello zoom. Personalmente ho scelto di regolare lo zoom nel momento in cui compongo l'immagine con la comodita' di comandare il cambio a steps di 24-28-35-50-70-75mm; a messa a fuoco effettuata, al bisogno, la stessa ghiera diventa comoda per la messa a fuoco manuale per finalizzare lo scatto.
Quindi, come vedete, l'impronta tradizionale della fotocamera e' facilmente personalizzabile secondo le ultime tecnologie.

A bordo del corpo, sotto il pulsante di scatto possiamo trovare una leva che effettua l'escursione dello zoom, una seconda possibilita' che secondo me ha senso. So che per i puristi questo non rappresenta il massimo ma dobbiamo capire che siamo di fronte ad una compatta e ancor piu' importante dico che questa macchina puo' fare riprese video, quindi avere uno zoom servoassistito e' fondamentale per poter dare fluidita' ai cambi di piano. Per altro la scelta di mettere la leva in quella posizione e' un'idea vincente perche' e' il modo piu' giusto per poter effettuare i cambi senza innescare vibrazioni o provocare scossoni alla macchina.

Da evidenziare il fatto che, sempre nello zoom, esiste una leva meccanica mediante la quale si puo' selezionare il tipo di messa a fuoco: MF/AF/AFC, ossia manual focus, autofocus per macro e autofocus.

Udite udite... da qui capirete tante cose. Nella parte superiore dello zoom c'e' pure un selettore meccanico che decide il formato del fotogramma: 4/3 - 2/3 - 1/1 - 16/9. A parte il primo formato gli altri sono crop del sensore, e' ovvio che si possono fare in postproduzione con un computer ma per il fotografo che desidera impiegare il suo tempo a fotografare e' gran cosa.
La ghiera dei diaframmi prevede anche la posizione A, praticamente si lavora in questo modo in priorita' dei tempi. Per attivare il classico sistema manuale M basta solo impostare il tempo sulla rotella superiore e poi decidere i diaframmi a bordo zoom. Insomma.... il tutto incredibilmente semplice in perfetto stile Leica.

Aggiusto le diottrie sul mirino, si tratta di un mirino da 2.764.000 pixel una magnification da 1.39 con una copertura del 100%.... e siamo pronti per scattare....

back3Scattiamo un po'
L'otturatore e' meccanico, questo fino ad un 1/4000, per tempi piu' veloci impiega uno otturatore elettronico.
C'e' la possibilita' di decidere quale usare, esiste la modalita' MSHTR, praticamente si obbliga la macchina ad usare l'otturatore meccanico. Non ho letto nulla a proposito ma a pelle sembra trattarsi di un otturatore a motore, non a molla, simile a quello montato da Lumix sulle macchine GMx. Poi c'e' il modo ESHTR, praticamente la macchina utilizza l'otturatore elettronico. La macchina in questo caso non fa alcun rumore. Poi c'e' l' AUTO, e' la macchina a decidere se usare uno o l'altro.
Ad ogni modo l'otturatore meccanico fa un rumore minimo, quasi impercettibile, felpato e preciso. Il firmware comunque offre la possibilita', in tutti i modi, di emettere un rumore elettronico allo scatto. Il menu' da' la possibilita' di deciderne il tono e il volume.
Personalmente non amo queste emulazioni, ho preferito settarlo in auto e in maniera del tutto silenziosa, cosi' nella maggior parte degli scatti mi sono goduto un rumore fisico vero e proprio, molto dolce, come dicevo, discreto e gradevole.
Faccio un po' di prove per "sentirla mia", imposto la classica modalita' A e la produzione di file RAW+JPEG. Praticamente e' tutto banalmente attivabile pero' adesso basta, non vi annoiero' piu' a dirvi che e' facile usarla!
Imposto la livella, cosa a cui non riesco a far senza, e mi avvio ad utilizzarla per alcuni scatti di prova.
La macchina e' dotata di uno stabilizzatore, mi scuso perche' non sono riuscito a capire con precisione l'origine della stabilizzazione, se su corpo o su ottica, purtroppo e' un'informazione che al momento non trovo. Se devo dire la mia, la stabilizzazione si trova a bordo obiettivo, lo intuisco anche dal tipo di rumore che si scorge al momento della pressione sul pulsante di scatto. Rumore ovviamente quasi impercettibile.

Certo che gironzolare con questa macchina e' davvero comodo, ti puoi occupare un po' di tutto e non dedicarti al 100% alla fotografia. Mi piace gia' il fatto di abbassare lo sguardo e vedere gia' in che diaframma e' impostata la macchina, questo senza accenderla o premere qualche pulsante. La correzione dell'esposizione e' li' a portata di mano. Devo dire che mi sento proprio a mio agio con questo tipo di comandi. Nel momento in cui la prendero' in mano per fotografare, tra un minuto o tra un'ora, non avro' bisogno di guardare sul display come e' impostata.

Nitidezza e caratteristiche del Leica DC Vario-Summilux 10.9–34 mm f/1.7–2.8 ASPH
Ufficialmente Leica dichiara che lo zoom equivale ad un 24-75mm su reflex Full Frame. Con il metro che abbiamo usato in questo blog in teoria non e' cosi'. Infatti normalmente duplico la focale, partendo dal concetto che siamo di fronte ad 10.9-34mm in teoria l'equivalenza vuole che sia un 22-68mm. Spesso ho avuto la necessita' di precisare che sono sempre "conti spannometrici", teniamo conto che tutto sommato la famosa reflex di riferimento possiede un sensore 3/2 e nel micro si ragiona in un rapporto che equivale 4/3.
Ho voluto quindi fare un' operazione di comparazione, la prima foto che vedete e' presa a 25mm di focale in una macchina con sensore 4/3, la seconda foto invece a 25mm della Leica in esame. Meglio dire che avevo impostato 25mm sullo zoom ma poi i dati exif hanno riportato 22.7. Non e' ben chiaro in effetti questa situazione.
Ad ogni modo possiamo considerare questi due sistemi equivalenti con un piccolo scarto di cui non mi e' stato possibile capire la natura*.


* (Precisazione del 18/02/2015)
Ringrazio un lettore che ha fatto luce su questo dettaglio. Purtroppo dai siti ufficiali non era chiaro. Il sensore di questa fotocamera e' si un 4/3 ma in questo formato presenta una leggera croppatura. I tecnici di Leica hanno scelto di effettuare il crop in un sensore 4/3 in tutti i formati. Ecco che il 16/9 si presentera' leggermente piu' largo e cosi' anche il 3/2. Nella totalita' dei 16 milioni di pixel il 4/3 ne usa 12,7mp, il 3/2 12.2,p, il 16.9 11.3mp ed -infine- il 1:1 ne usa 9.5mp.
In questo link potete trovare uno specchietto molto esauriente che vi indica, a seconda del formato selezionato la porzione di sensore attiva.


Ho fatto diverse foto e in questo caso ho avuto anche l'occasione di scambiare qualche opinione con miei carissimi amici fotografi. Le foto restituite sono, al centro, ineccepibili, nitide e ben definite. Ai bordi, ma ancor piu' precisamente agli angoli, la macchina perde definizione. Si sarebbe forse potuto fare di piu' in questo caso. La macchina ha un sensore 4/3 e un ingombro non proprio miniaturizzato. Tenendo conto che nel microquattroterzi questo non avviene forse Leica poteva fare meglio. Tuttavia non dimentichiamo che di compatta stiamo parlando e che le imprecisioni agli angoli del fotogramma io li vedo spesso nelle foto scattate da macchine FullFrame.
Tuttavia una cosa interessante e' emersa proprio in occasione di una discussione con amici, disabilitando lo stabilizzatore la macchina restituisce immagini certamente piu' nitide proprio la' nei bordi dove abbiamo rilevato delle indecisioni.
Pero' non vorrei essere frainteso, inserendo lo stabilizzatore si possono superare davvero momenti critici a tempi lunghi, il particolare che evidenzio e' relativo a foto realizzate in tempi di scatto in cui lo stabilizzatore risulta davvero inutile.

Fa pensare quindi che si non si tratti di una questione ottica e che probabilmente un eventuale upgrade del firmware possa risolvere l'inconveniente.
Come vedete stiamo parlando comunque di situazioni borderline, a volte molto difficili da rilevare e spesso rilevabili solo da chi -smaliziato- cerca il problema con il lentino la' dove quasi sicuramente si trova.

Finalmente una cosa che puo' rappresentare un difetto, scusate se dico "finalmente" ma in questa macchina trovare qualcosa che non va e' proprio difficile. Ho notato che in condizioni di luce diretta i flares non sono proprio cosi' difficili da notarsi. Forse ci vorrebbe un paraluce, scorgo un filetto interno nella parte frontale dello zoom, quindi potenzialmente un paraluce si potrebbe anche avvitare, certo che non saprei dove trovarlo un paraluce cosi'.



Vignettatura
Alle massime aperture l'obiettivo crea vignettatura, a onor del vero direi molto contenuta e schiacciata ai bordi. Man mano che si chiude il diaframma l'ombra si polverizza sempre di piu' e sparisce a F4.

Dinamica del sensore
Ho fatto alcune prove in questo senso, ho scattato dei raw con un istogramma piuttosto centrato ma con alcune zone del fotogramma piuttosto estreme. Poi con LR ho alterato l'esposizione fino di 5 stop in ambo le direzioni. Il risultato non e' stato male, le zone che sul fotogramma originale risultavano bruciate avevano ancora dei dettagli e cosi' anche le ombre chiuse. E' un sensore che permette quindi di sbagliare esposizione, scattando in RAW si possono portare a casa diversi dettagli che in un primo momento potevano essere andati per persi.


Rumore ed ISO
La Leica D-LUX Typ 109 spazzola sensibilita' impossibili per una compatta normale. Da 100 a 25600 ISO. Ovviamente il firmware prevede anche di correggere il rumore emesso dal sensore date le amplificazioni, nelle foto che seguono ho voluto riportare crop e immagini riprese con impostazioni di correzione del rumore.
Direi che siamo nella norma, questa fotocamera eredita gli enormi passi avanti fatti con questo tipo di sensori, basta guardare cosa e' successo nel microquattroterzi.
Ovvio che rimane una macchina di utilizzo medio, chi sceglie una macchina con questo tipo di sensore per fare spesso foto con lunghe esposizioni e/o con alti iso probabilmente fa una scelta errata. A mio giudizio personale la resa della macchina, in questo senso, e' ottima. E' ragionevole usare questo tipo di macchina in valori massimi di 3200 e raramente di 6400 iso.

Visto questo dettaglio direi che e' il caso di vedere la resa ottica del nostro zoom, il Vario-Summilux 10.9–34 mm f/1.7–2.8 ASPH.
Ottica per altro molto luminosa, dotata, a mio modo di vedere di un'ottima resa dello sfuocato.
Messa fuoco minima. La macchina prevede una messa a fuoco "macro", basta posizionare il selettore in AF-MACRO. A 24mm e' di ben 3cm, alla massima focale e' di 30cm. Direi che qualche macro puo' essere fatta senza problemi con questa compatta.
Lo sfuocato e' pregevole, in occasione dei riflessi restituisce piccole bolle di luce gradevoli, nel caso di ombre la polverizzazione e' importante.


Lavorabilita' dei file RAW
Posso immaginare che qualcuno possa anche chiedersi cosa intendo per "lavorabilita' dei RAW". Mi spiego. Moltissime fotocamere permettono questo modo di lavorare, anzi.... a eccezione delle compatte probabilmente tutte le macchine permettono questo modo di lavorare. Se vogliamo tornare al mondo della fotografia analogica posso dire che generare un RAW e' come realizzare un rullino, fare un jpeg e' come realizzare una stampa. Ecco che il RAW ci permette piu' interventi in postproduzione, in gergo si dice "si portano a casa piu' informazioni" e successivamente con un programma di postproduzione abbiamo piu' margine di intervento. Produrre un jpeg invece significa aver gia' deciso alcune situazioni su campo e aver quindi escluso eventuali correzioni in futuro dello scatto prodotto.
In tutti questi anni ho considerato che ci sono certe fotocamere, nello specifico direi che il processo sensore+firmware e' quello piu' coinvolto, che generano dei RAW con meno margine di postproduzione rispetto ad altri.
Fate qualche prova, ci sono certi programmi di post-produzione che prevedono dei prest, dei template gia' stabiliti. A parita' di scatto in certi RAW prodotti da alcune macchine tale processo e' veramente distruttivo, si verificano delle bruciature o piu' precisamente delle posterizzazioni che trasformano l'immagine in qualcosa di molto diverso rispetto a quello che era originariamente. A parer mio non e' solo un fatto di dinamica del sensore, e' anche la resa del colore che contribuisce a questa sorta di "resistenza" ai trattamenti.
Direi che nel caso della Leica D-LUX Typ 109 il RAW ha una buona tenuta, in certi casi ottima. Il BN tiene le alterazioni anche piu' spinte.
Anche la dinamica e' buona, le tre foto seguenti sono la stessa foto, in postproduzione il raw e' stato alterato a -5 stop e +5 stop per evidenziare cio' che potrebbe essere andato perso, come vedete ha tenuto benissimo, la prova evidenzia soprattutto le alte luci, caso tipico in cui spesso si pensa aver bruciato porzioni d'immagine.

 

rightWifi e app per iPhone
Devo dire che non sono amante di questo aspetto, quando fotografo non voglio aver tra i piedi computer, smartphone e quant'altro mi distolga dal piacere di collezionare immagini. Pero' ho dei progetti importanti in previsione, li vorrei fare con questa macchina e la previsione e' proprio quella di usare la geolocalizzazione delle foto. Per cui ho installato nel mio iPhone Leica Image Shuttle. Ho accoppiato la fotocamera allo smartphone, e' stato facile, per altro la macchina visualizza un Codice QR, basta solo inquadrarlo con la camera dell'iPhone e il gioco e' fatto.
Mi sono trovato davanti piu' di quello che mi serve, addirittrua un control panel per controllare la macchina wireless attraveso l'iPhone, comodo ma non utile per me.
Si possono pure sfogliare le foto della fotocamera e scaricarle, cio' che cercavo era il meccanismo di geolocalizzazione. Praticamente sfruttando l'ottimo GPS dell'iPhone e' possibile scrivere nei dati exif in memoria della macchina le coordinate geografiche e archiviare le foto con questa informazione. Se poi usiamo Lightroom avremo il piacere di vedere le foto segnate su una mappa fornita dalle api di google. Fantastico. Per altro va detto che all'interno della scatola della Leica D-LUX Typ 109 trova posto un dvd con una magnifica sorpresa, una copia ufficiale di Adobe Lightroom licenziata. Standing ovation.


leftHDR
E' logico che non posso in questa recensione segnalare tutto, solo cio' che mi ha colpito in maniera particolare. Molte caratteristiche di questa macchina sono comuni ad altre fotocamere attuali. L'HDR e' una funzione che nelle mirrorless microquattroterzi e' ormai una funzione di serie su tutte. La Leica D-LUX Typ 109 prevede questo modo di operare. Praticamente vengono "sparati" una serie di scatti con esposizione diversa (impostabile) successivamente la macchina miscela gli scatti e genera una foto in jpeg (la funzione non e' disponibile se abbiamo impostato la macchina in RAW) con una gamma dinamica piu' estesa. Da dire una cosa, questa macchina -come gia' detto- e' provvista di un otturatore "libellula", molto leggero e silenzioso, ecco che la raffica per realizzare lo scatto HDR diventa quasi impercettibile e la sensazione e' proprio quella di fare una ripresa unica se i tempi di scatto sono veloci. Ho provato a fare dei controluce la' dove i tempi di scatto sono davvero veloci, sembrava addirittura di aver fatto uno scatto unico. La fusione e l'allineamento delle foto avviene nel giro di un secondo e il processo e' evidenziato da una piccola progress bar.
I risultati. Lasciando perdere le correnti di pensiero che si possono facilmente trovare in rete su questo modo di generare le immagini, io avuto modo di produrre le seguenti foto. I risultati non sono male, non ci sono posterizzazioni o effetti da cartone animato, le foto sono piuttosto credibili e se notate l'istogramma "spazzola" tutto il range possibile di luci e ombre. Le foto valgono piu' di mille parole. Ovvio che e' una funziona da usare su immagine statiche, prive di un movimento la cui velocita' e' sufficiente per generare mosso sul tempo di scatto utilizzato.

Tasto A
E' un pulsante che si trova nella parte superiore della macchina. Se avrete la fortuna di avere questa macchina tenetelo presente e non dimenticatelo. Vi toglie le castagne dal fuoco, equivale praticamente alla modalita iAuto delle Lumix. E' come sostituire il vostro cervello con quello della fotocamera, praticamente, a seconda della scena che il vostro obiettivo inquadra, la macchina decide una serie di caratteristiche di scatto. Io la usero' poco, a costo di portare a casa delle ciofeche di foto desidero sempre lavorare in modalita' vicine ad essere manuali. Pero' sapere che la pressione di questo piccolo pulsante mi puo' garantire di scattare foto sempre perfette mi porta ad essere sereno ad ogni evenienza.

Tasto F
Ecco una caratteristica abbastanza comune nelle fotocamere digitali moderne, Olympus li chiamerebbe Art Filter, praticamente postproduzione a bordo camera. Sono dei "temi" grafici che la macchina realizzera' per noi, ecco che un tramonto o una scena drammatica possono essere enfatizzati da un processo informatico, la foto scattata sara' bella e pronta in formato jpeg in memoria, perfettamente confezionata per poter sbalordire i vostri amici. Le foto seguenti possono testimoniarlo.
Una cosa. Vorrei che passasse un concetto. Gli art Filter sono delle postproduzioni, NON un modo di operare. Il fatto che altre note aziende, per selezionare gli art filter, nelle loro macchine facciano usare la ghiera delle modalita' e' sbagliato. In questa macchina il concetto ha un approccio piu' semplice e piu' corretto, la modalita' non rimane quella selezionata, che sia P,A,S o M, il tasto F inserisce solo una condizione di salvataggio.

Registrazione di filmati
La scelta di inserire la ripresa video 4K in questa fotocamera non sorprende, la forma, le operativita' sono tradizionali ma in realta' abbiamo avuto modo di capire che la macchina e' dotata di alta tecnologia. Ad ogni modo la macchina dispone di questa risoluzione, ovviamente le riprese possono essere fatte anche a 1080p.
Ho provato a fare qualche ripresa, direi che mi ha sorpreso la stabilizzazione che nel caso del video e' fondamentale, poi la possibilita' di gestire lo zoom sfruttando la motorizzazione, quindi in maniera molto accurata e soft, mi ha permesso di generare dei video davvero belli.
Vado a dire da tempo, pero', che la produzione dei filmati di qualita' e' difficile. Serve che il fotografo (videografo?) abbia ben chiari dei concetti. La mia paura e' che tra un po' ci siano in giro una marea di video ad altissima risoluzione ma tremolanti e scomposti. Per cui a parer mio le fotocamere attuali danno molto di piu' di quello che i comuni fotografi riescono a fare. La Leica D-LUX Type 109 in questo caso e' un piccolo gioiello.... usatelo bene.
Per sorprendere un po' vi lascio a questi video che ho pescato per voi su youtube:






Touch Screen
Lo riporto piu' come argomento che come opzione della macchina, perche' questa fotocamera non ha touch screen. Grave handicap? Dipende dal fotografo. Nelle ultime macchine fotografiche il touch screen e' ormai di serie. Io lo uso raramente, solo quando devo scattare mettendo a fuoco un soggetto in posizione particolare.... e' comodo, tocchi il soggetto e via!
Qui non potro' farlo, la fotocamera non supporta il touch. Comunque non e' di sicuro una svista, quando un'azienda realizza un'apparecchiatura elettronica munita di touch screen concepisce la pulsanteria di conseguenza, la Leica D-LUX Typ 109 e' una macchina che e' ricca di pulsanti e di comandi meccanici, non e' stata realizzata intenzionalmente per una utenza che predilige il touch screen.
In poche parole io non lo classifico come un problema, forse e' la scelta che e' discutibile ma di sicuro non e' un handicap.

flashFlash
Anche qui Leica dimostra un quid (inteso come "certo che") in piu'. Anzi, direi che gli aspetti sono due, eleganza e funzionalita'. La macchina non incorpora un flash pop-up. Dentro la scatola, all'interno di un sacchettino carino c'e' un flash che va collocato in maniera tradizionale sulla slitta. Niente di particolare, gia' nel caso della Olympus OMD EM5 la macchina non disponeva di un flash pop-up e ne disponeva di uno che si poteva montare. In questo caso pero' Leica ha pensato bene di fare una cosa in piu'...... dato che il flash e' una unita' a parte perche' non farlo piu' grande? Giusto.
Il "flashettino" della Leica D-LUX Type 109, infatti, e' un flash piuttosto alto, NG7 ed esteticamente gradevole. Mi piace questa soluzione, portare la fonte di luce lontana dall'ottica di ripresa e' sempre una buona cosa, il problema di tutti i flash built-in e' infatti il fatto di essere troppo bassi e quindi troppo vicini alle ottiche.


tapIl cordino del tappo
Dite poi che le recensioni di microquattroterzi.it sono fatte male. Da fotografo a fotografo, direi. Proprio cosi'. Nella confezione della Leica D-LUX Type 109 c'e' un cordino nero, un simpatico modo per tenere il tappo attaccato alla macchina quando si fotografa. Io lo trovo funzionale, peccato che possa innescare una situazione un po' fastidiosa. Il cordino collega il tappo al corpo macchina attraverso la borchia della cinghia. Nel momento in cui si accende la macchina bisogna assolutamente ricordarsi di togliere il tappo altrimenti la fuoriuscita dell'ottica provoca la tensione del cordino provocando resistenza che a parer mio non fa proprio bene alla macchina. La situazione peggiora se nella configurazione abbiamo deciso di preservare la posizione dello zoom allo spegnimento, nel caso in cui la posizione salvata sia pari a 75mm ci troviamo che lo zoom proprio non ce la fa, il firmware accusa la resistenza e si innesca un continuo sali e scendi della focale che bene di sicuro non fa. Nel manuale infatti e' scritto chiaramente di non opporre resistenza allo zoom nei suoi movimenti.
A parer mio per usare il cordino bisogna essere matematicamente sicuri di accendere la macchina dopo aver tolto il tappo, cosa difficile da promettere.
Ricordo comunque che Leica prevede un tappo a lamelle, ossia un tappo automatico che si apre durante l'estrazione dello zoom, io lo consiglio.

 

Conclusioni
Durante la lettura di questa recensione vi siete chiesti come mai Leica non possa realizzare un corpo microquattroterzi, quindi ad ottiche intercambiabili? Praticamente con la Leica D-LUX Typ 109 e' a un passo. Io me lo auguro. Ho sempre avuto passione per questo marchio, stima per la storia di Leica e simpatia molto spesso per i fotografi che effettuano questa scelta.
Un ingresso ufficiale di Leica nell'ambiente microquattroterzi potrebbe dare un'iniezione ulteriore di prestigio allo standard, tuttavia il cerchio avrebbe una chiusura logica dato che Lumix, partner indiscusso di Leica, fa gia' parte del consorzio.
La Leica D-LUX Typ 109 e' una macchina per tutti. Elegante, ben costruita, protagonista piu' che mai del paradosso piu' eclatante di Leica, ossia quello di presentare apparecchiature che stimolano la parte feticista di ogni fotografo ma nello stesso tempo, con la propria semplicita' e minimalismo, pone l'immagine come priorita' massima nella scaletta degli interessi del fotografo. Sposa bene il posto da seconda macchina, per il fotografo esigente che nelle uscite non impegnative chiede risultati da grande macchina, con fotogrammi nitidi che offrono la possibilita' eventuale di ricavarne grandi stampe.


Un'occhiata alla vetrina di Leica
Non so, io spero che in questo blog parleremo ancora di Leica. Ne approfitto per citare un po' come la gamma prodotti di questa antica azienda stia cavalcando questa era della fotografia digitale 2.0.
Leica S. Siamo in cima la piramide, e' un sistema a ottiche intercambiabili, molto simile, per dimensioni, alle reflex full frame ma dotato di un sensore piu' ampio, da collocare nella gamma delle medio formato.
Leica M. Forse il piu' famoso. Macchine full frame. Molto compatte, dotate di mirino telemetro ma con l'opzione del mirino elettronico. Sistema a ottiche intercambiabili che puo' montare tutta la linea di ottiche M mount. Di questo sistema fa parte anche la Leica Monochrome, una macchina che realizza foto solamente in bianco e nero.
Leica T. Di recente introduzione. Un sistema APS mirrorless a ottiche intercambiabili. Conosciuta soprattutto per una linea estetica originale ed elegante.
Leica X. Sono macchine con obiettivo fisso, non intercambiabile. Sensore APS. Eleganti e minimaliste. Al momento non provviste di mirino integrato.
Fotocamere compatte. In questa classe di prodotto prendono posto la macchina recensita in questa pagina, la Leica V-LUX e la Leica C.

Leica e' un'azienda di una certa matrice e tradizione, non per questo ha rinunciato a stare al passo con la tecnologia, i prodotti spaziano a voler accontentare praticamente tutti i fotografi, lasciando, forse per tradizione, quelli che praticano la fotografia naturalistica e sportiva a "lunga gittata".

 

 

 

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