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FotoRacconto estivo: una tentazione e una Olympus E-M1 e un 75mm F1.8

pic-4"Estivo"... si fa per dire. Veramente l'estate comincia fra 10 giorni ma qua in Veneto gia' da una settimana si boccheggia. Sto sviluppando un firmware per un dispositivo piuttosto "strano" e il lavoro procede a ritmo lento, sembra che anch'esso sia annoiato e infastidito da questa afa. Poi per altro si tratta di umidita' molto contenuta, siamo in valori piuttosto bassi in questo senso, e' proprio il sole che sembra quasi si sia avvicinato ulteriormente alla terra e che abbia l'intenzione di cuocerci inesorabilmente.

Trenta gradi gia' al mattino, minime della notte a 21 per poi spaccare a 35 nel pomeriggio.
Ho sempre amato l'aria condizionata, fino a qualche anno fa ci vivevo in simbiosi, sempre con l'inverter a tavoletta. E' da un paio di anni che nemmeno la sopporto preferendo di gran lunga la tenue brezzolina di un gigantesco ventilatore messo a debita distanza. Oggi pero' la realta' sembra diversa, le pale del ventilatore non sembrano affatto in grado di convincermi di stare li' buono buono.


pic-2Lo so che oggi state leggendo qualcosa di inconsueto nelle pagine di questo blog dedicato al microquattroterzi. Non mi rendo conto se per chi mi segue sia abbastanza chiaro che ogni tanto mi piace divagare. Ad ogni modo la fotografia e' anche questo, e' tentazione, e' evasione, indipendentemente dal risultato.
Oggi vi racconto una giornata torrida di questo giugno 2014. Tra un lavoro lento, tra qualche reply di email stanco e qualche sbuffatina in facebook noto sopra la scrivania la E-M1, la Olympus E-M1. L'obiettivo montato e' il Micro Zuiko 75mm F1.8. Un obiettivo inconsueto per me, non ricordo bene in quale occasione io lo abbia montato. Ah.... forse ricordo, qualche giorno fa ho fotografato la mia mini coltivazione di peppers, mi serviva una foto per immortalare il grado di maturazione di un presunto Tabasco.
Mi affaccio fuori dallo studio, la mia auto e' al sole, nello sfondo, facendo sfiorare il mio sguardo sulla cappotta vedo le figure bollire. E' caldo. Il matto, un mio vicino di casa piuttosto turbolento, sta cantando frasi distorte di canzoni che non so nemmeno se esistono. Lui e' un'ottima cartina tornasole, una cartina che mi comunica che forse e' il caso di cedere ad una tentazione.


pic-1Mi rendo conto tuttavia che non posso lasciare tutto cosi' com'e'. Convinco Monica, per questo investo un buon mezzo secondo e cerco il cane.
Ken e' sotto il tavolo in giardino. Sta attraversando una muta e pare quasi che preferisca perderlo tutto quel pelo per rimanere completamente scoperto e nudo. Escludendo il gatto, che per ovvi motivi non mi posso portare appresso, penso che forse e' il caso di agire e ignorare alcune ragioni per stare chiuso nello studio ad arrancare sul lavoro.
Torno sulla scrivania, chiudo le apparecchiature velocemente, prendo la mia EM1 che per prima mi ha convinto della fattibilita' della fuga. Tengo il 75mm montato quasi a premiarlo perche' in accoppiata con la macchina ha saputo darmi la nota giusta per il colpo di testa e partiamo.

La destinazione e' piuttosto scontata, caratteristiche principali: fresco e possibilmente con poca affluenza di persone. Abito all'inizio della valle del Agno, non ho molte soluzioni, risalgo la valle rispettivamente, Valdagno, Recoaro e finisco sull'apice: Campogrosso. Poco piu' di un'ora da casa mia.

pic-5Campogrosso e' una localita' che registra qualche anomalia a mio parere. Sostanzialmente e' un valico situato a circa 1500 mt sul livello del mare. Purtroppo se transiti con un mezzo a motore non ti porta a nulla in quanto per varie vicissitudini le tre strade che porterebbero al Pian delle Fugazze per vari motivi non sono transitabili.
Questa situazione vede questa localita' come una sorta di Cul de Sac. Grazie a questo non e' molto frequentata e in un mercoledi di Giugno credo sia il posto ideale dove andare a rifugiarsi.
Ad essere dei camminatori veri c'e' solo l'imbarazzo della scelta, i sentieri si moltiplicano e la presenza di malghe e di una natura incontaminata rendono il luogo quieto. Non oso pensare cosa ci possa essere di domenica in fatto di persone pero', la vista di questo posto invaso mi spaventa e forse per questo, ormai da molti anni, durante i fine settimana non ci vado mai.

E' un luogo che trasuda storia, da queste parti la prima guerra mondiale ha mietuto battaglie, storie eroiche e tante vittime. I forti, i sentieri battuti e spesso scavati sulla roccia sono i segni indelebili che queste piccole dolomiti usano per rammentarci che 100 anni fa qui si consumavano tutt'altro che serene e rilassanti giornate.

Oggi pero' non mi va di pensare che qui c'erano tracciati i confini tra il regno d'Italia e l'impero autro-ungarico, non mi va di pensare alla Strada del Re che porta al Pasubio e quindi all'Ossario, non mi va di pensare che qui siamo vicini alla strada delle 52 gallerie.
Io sono accaldato e ho bisogno di rilassarmi e non pensare molto. Oggi sfruttero' questo posto per quello che e' in questo momento, per la sua natura e per lo scenario di un Giugno qualsiasi.

pic-8Non sono nemmeno uscito con le scarpe adatte e fisicamente non sono di certo nel periodo migliore. M'incammino per la strada piu' facile, quelle delle 7 Fontane. Quella delle Siebe e' una strada triste, costruita negli anni '70, sempre in ombra per il fatto che costeggia una catena che di giorno la protegge dal sole e la rende scura. La strada delle Siebe non porta a nulla, finisce all'interno di una galleria. Il suo compito al momento della costruzione era quello di portarci a Rovereto e dare un senso al valico, purtroppo e' una strada incompiuta. La Strada del Re, invece, e' la piu' storica e quella piu' panoramica. E' stata innaugurata da Vittorio Emanuele III nel 1918. E' una strada spettacolare che porta al Pian delle Fugazze e quindi raggiungere Rovereto. Purtroppo e' chiusa da tanti anni e per giunta, qualche anno fa, una frana se ne e' portato via un pezzo.
Ho scelto la cosa piu' semplice perche' in questa calda giornata le cose dovranno essere molto sciolte. La strada delle 7 Fontane percorre quasi parallelamente il corso della strada delle Siebe ma e' molto piu' illuminata e panoramica. Non e' percorribile con i mezzi se non con permessi speciali. Per la sua conformita' e' l'unica via "papabile" per un eventuale sbocco in Trentino, siamo proprio a ridosso dei confini con il Veneto. Sono al corrente che da anni e' in corso una sorta di contesa tra il comune di Recoaro e il comune di Vallarsa, il primo la vorrebbe come via aperta verso Rovereto aumentando cosi' il flusso turistico e l'utilita' del Valico di Campogrosso ma d'altro canto il comune di Vallarsa lo pretende chiuso al traffico.

Parcheggio l'auto davanti al rifugio di Campogrosso e con Monica, e Ken al guinzaglio, ci incamminiamo verso la strada delle sette fontane. Al collo ho la mia tentatrice che ha contribuito alla mia evasione, la Olympus EM1 con il 75mm F1.8.

Fotograficamente serve coraggio a portarsi via un'ottica sola e di quella focale per intraprendere una delle vie piu' spettacolari dei miei luoghi preferiti. Un 75mm copre un angolo di campo pari ad un 150mm su una full frame. Significa poter ritrarre certe cose particolari, non potro' far vedere il luogo circostante, potro' solo farlo attraverso campi lunghi, per il resto potro solo' far vedere i particolari che mi circondano. Come guardare con gli occhi ma allo stesso tempo tenere le mani aperte appoggiandole alle tempie in verticale per fare in modo di non vedere cio' che ci circonda. Credo che lo mZuiko 75mm oggi calzi a pennello. Non voglio pensare, voglio vedere e respirare cio' che vedo. Non voglio contaminazioni.
pic-7La temperatura qui si aggira attorno i 27 gradi il sole picchia ma in contemporanea un alito di vento tiene la pelle asciutta e non appesantisce la camminata. Imbocco la strada delle 7 fontane con l'intenzione di percorrerla tutta, so che dopo ogni curva mi si presentera' qualcosa di nuovo che distogliera' la mia precedente attenzione verso qualcos'altro.
Abbandoniamo la Sisilla sulla nostra destra e ci incamminiamo.
Ken ci guida fiero e soprattutto consapevole che per strada non incontreremo nessuno, la sua accentuata asocialita' verso il genere umano in questi istanti sembra rassicurata.

pic-6Non saremo nel confine con l'Austria ma un confine c'e', quello tra il Veneto e il Trentino, nella linea troviamo un cagnolino dal caratterino niente male, sembra fare la guardia al confine. Fortunatamente per noi fisicamente non sembra molto credibile e varchiamo il confine con qualche sorriso. Siamo nella provincia di Trento. Davanti a noi una leggera discesa e il sole che proietta ombre dure alle nostre spalle.

Beh... qualche anno fa avrei potuto approcciarmi fotograficamente a questa mini avventura con almeno 4 kili di materiale. Ho al collo un'ammiraglia  di classe, il top di gamma e un 150mm F1.8 di qualita' eccelsa. Con la stessa qualita' d'immagine affronto il tutto con 700 grammi di peso. Se ci metto la borraccia d'acqua e la giacca a vento (che in montagna serve sempre) direi che posso essere solo che contento e .... leggero.

La fotocamera che non da' noia per il suo peso contenuto ti porta a farne anche un uso piu' intenso, non ho nemmeno percorso i primo 200 metri che gia' mi sono preso indietro rispetto ai miei compagni di gita, ogni posto, ogni spigolo, ogni apice naturale che scorge dal terreno e' motivo dipic-9 pic-10 pic-11 pic-13 pic-14 pic-15 pic-16 pic-17 pic-18 foto. Il display rigorosamente spento, vedro' a casa i risultati, preferisco non perdermi questi magici momenti.
I tempi di scatto sono davvero veloci, passo da F1.8 a F4.0 per far fare al 75mm il mestiere che gli riesce meglio, sfuocare.

Certamente non sono un botanico, chiedo continuamente a Monica il nome delle varie piante, Acacia, Sambuco, Margherita, perfino una varieta' di Orchidea selvatica, qualche soffione e Campanule. Perfetto, la mia memoria e' labile e i nomi durano un Click della mia Olympus OMD E-M1.

pic-19Fermandoci ripetutamente decidiamo almeno per tre o quattro volte di tornare ma poi proseguiamo. Sbuchiamo al pian delle Fugazze, una birra al Ristoro Magna e Bevi e poi ci incamminiamo per il ritorno.
Ecco che nel ritorno ci vengono in mente le ragioni per cui volevamo tornare indietro all'andata, la leggera discesa che ci accompagnava precedentemente diventa inesorabilmente una leggera salita che si fa sentire nelle mie gambe poco allenate. Non so se le ripetute fermate sono motivo di riposo oppure motivo di foto. La strada e' la stessa ma cambia la luce. Il sole e' piu' stanco e sta cadendo oltre le montagne. La luce diventa calda, le ombre morbide. Con una leggera sottoesposizione le mie foto ottengono effetti diversi. Il mirino elettronico della Olympus OMD E-M1 mi fa vedere in anteprima le correzioni e questa caratteristica in una mirroless e' un'arma fenomenale per fare in modo che le foto risultino sempre con lo stesso aspetto con il quale si e' vista la scena.

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Il sole cala, il cielo si colora e il mio passo rallenta. Non si arriva piu'. Ora i miei compagni di pic-25pic-26passeggiata sono davvero avanti, si voltano, mi vedono e Ken mi fissa che pare incitarmi a raggiungerlo. Secondo me e' una scusa per riprendere fiato.
Scollinato l'ultimo dosso del percorso scorgo la Luna. Il Sole, alle spalle, non c'e' piu'.

In cielo c'e' il cambio della guardia.



*Foto scattate con Olympus OMD E-M1 e 75mm F1.8. Foto processate ed elaborate con LightRoom 5.4.









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